
Una voce disse: «Stazione terrestre A Due. Chi chiama? Rispondete. Rispondete, per favore».
Ewing sorrise. Capiva perfettamente!
«Qui è un’astronave proveniente dal mondo libero di Corwin con un solo uomo a bordo», disse. «Mi trovo in orbita a cinquantamila chilometri al di sopra del livello del suolo terrestre. Chiedo il permesso di atterrare su coordinate di vostra scelta».
Ci fu un lungo silenzio, troppo lungo perché dipendesse solo dal tempo necessario per la ricezione. Ewing si chiese se avesse parlato troppo in fretta, o se le sue parole avessero perso di significato sulla Terra.
Alla fine gli risposero: «Il mondo libero di cosa, ha detto?».
«Corwin. Epsilon Ursae Majoris XII. È un’ex colonia terrestre».
Ci fu un’altra pausa inquietante. «Corwin… Corwin. Oh, be’, credo che lei possa atterrare. Ha un’astronave a distorsione spaziale?».
«Sì», disse Ewing. «Naturalmente con correttori fotonici e raggi ionici per l’attraversamento dell’atmosfera».
Il terrestre gli chiese: «I correttori fotonici sono radioattivi?».
Ewing, per un attimo, fu colto di sorpresa. Fissò accigliato la griglia di comunicazione. «Se lei intende radioattivi nel senso di emettere particelle radioattive, no. Il correttore fotonico non fa altro che convertire…». S’interruppe. «Ma devo spiegarle proprio tutto?».
«No, a meno che lei non voglia restare in orbita per tutto il giorno, Corwin. Se la nave non è contaminata, scenda pure. Seguono le coordinate d’atterraggio».
Ewing annotò con estrema cura le coordinate, le rilesse per avere conferma, ringraziò il terrestre e chiuse la comunicazione. Integrò i dati e li programmò nel computer della nave.
Aveva la gola secca. Nel tono di voce del terrestre c’era qualcosa che lo preoccupava. E poi l’altro si era dimostrato troppo vago, distratto, impaziente.
