Forse mi aspettavo troppo, pensò Ewing. Dopo tutto, stava solo eseguendo un lavoro di routine.

Ad ogni modo, un inizio del genere era sconcertante. Ewing sapeva di possedere, come tutti i corwiniti, un’immagine mentale estremamente idealizzata dei terrestri: li vedeva come esseri saggi e comprensivi, superbi nel fisico, insomma superuomini veri e propri. Sarebbe stato deludente scoprire che i mitici abitanti del leggendario pianeta madre erano solo esseri umani, simili ai loro remoti discendenti delle colonie.

Ewing allacciò la cintura per il balzo nella cortina dell’atmosfera terrestre e abbassò il comando che azionava l’autopilota. Era iniziata l’ultima parte del viaggio. Entro un’ora si sarebbe trovato sul suolo della Terra.

Spero che potranno aiutarci, pensò. Nella sua mente brillava un’immagine molto vivida: quella delle orde terribili dei barbari Klodni che apparivano da Andromeda e si lanciavano sulla galassia, divorando mondo su mondo nella loro inarrestabile corsa verso il cuore della civiltà.

Da che gli alieni avevano iniziato la campagna di conquista, già quattro pianeti erano caduti. Le previsioni dicevano che sarebbero giunti a Corwin entro un decennio.

Città distrutte, donne e bambini ridotti in schiavitù, le spirali armoniose dell’Edificio Mondiale distrutte, l’Università annientata, i fertili campi bruciati dalle tattiche spietate dei Klodni…

Mentre la nave scendeva verso la Terra, scossa dal contatto con gli strati sempre più densi dell’atmosfera, Ewing rabbrividì. La Terra ci aiuterà, si disse per calmarsi. La Terra salverà le sue colonie dalla conquista.

Sentì i capillari che bruciavano sotto la spinta della decelerazione. Afferrò il corrimano e urlò per diminuire la tensione che gli squarciava i timpani, ma era impossibile calmare la tensione che si portava dentro. Il tuono dei razzi scosse lo scafo della nave, e il pianeta verde diventò paurosamente grande sullo schermo nitido del visore…



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