Ma col settimo numero (ottobre 1957) Shaw decise di variare lo schema, offrendo solo due «romanzi», uno lungo e uno breve. Io ero il suo collaboratore più fidato, per cui mi chiese di scrivere il romanzo lungo che doveva uscire in quel numero. Gli mandai un’opera intitolata Thunder over Starhaven, che uscì sotto pseudonimo e che in seguito ampliai a romanzo vero e proprio (Il pianeta dei fuorilegge). L’idea ebbe successo, perché ben presto Shaw tentò un altro esperimento: pubblicare in ogni fascicolo un solo romanzo.

Interpellò di nuovo me. Questa volta decidemmo che l’opera sarebbe uscita col mio vero nome, dato che ormai «Robert Silverberg» era la firma più famosa tra quelle che avevo usato sulla rivista; e siccome avrei firmato col mio vero nome, non avevo troppa voglia di usare tutti i luoghi comuni tipici dei pulp. In questo romanzo non ci sarebbero stati cattivi repellenti e principesse con occhi da basilisco, o disperati duelli di cappa e spada, o signorotti feudali con imperi stellari. Avrei scritto un buon romanzo di fantascienza, con una trama robusta ma senza la necessità impellente di continue avventure mozzafiato.

Lo chiamai Shadow on the Stars, e con questo titolo apparve sul fascicolo dell’aprile 1958 di «Science Fiction Adventures». La copertina, a caratteri cubitali gialli, annunciava: «UN NUOVO ROMANZO PER 35 CENTS»; e in effetti il mio libro occupava quasi tutto il fascicolo (112 pagine su 130; restò spazio solo per due raccontini e per qualche rubrica). Sostanzialmente si trattava di un romanzo sul paradosso temporale, un tema che mi ha sempre affascinato; ma conteneva come minimo una concessione alla linea tradizionale della rivista, e cioè una gigantesca battaglia spaziale contro una «invincibile armada» di «settecentosettantacinque corazzate». Comunque, come vedrete, decisi di descrivere la grande scena di battaglia in un modo del tutto insolito; e mi divertii anche a imbrogliare le carte del finale, per cui esistono due capitoli venti.



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